Sinergia e diversificazione
Data di aggiornamento: 31/01/2019
Performance mensile: Sibilla Macro Fund ha reso -0,21% in Gennaio.  Nonostante la nostra visione tattica relativamente costruttiva non siamo stati in grado di approfittarne principalmente a causa dell’imprevedibilità della FED. Nel nostro scenario di base pensavamo che la FED diventasse gradualmente più dovish (accomodante) spinta dalla crescente debolezza dei dati economici e degli attivi rischiosi durante il primo trimestre. Invece la banca centrale statunitense ha cambiato orientamento due volte in Gennaio, molto più velocemente di quanto atteso, in un modo completamente nuovo. Per prima cosa, il 4 gennaio Powell ha praticamente detto che la FED non avrebbe più alzato I tassi di interesse per un periodo prolungato di tempo, appena due settimane dopo avere confermato che addizionali aggiustamenti al rialzo sarebbero avvenuti, ciò prima del meeting ufficiale –  anche se le condizioni finanziarie e gli attivi rischiosi erano, fino a quel punto, allo stesso livello del 19 Dicembre e i dati mostravano più forza che debolezza. Comunque il 4 gennaio era stata riconfermata l’intenzione di continuare a ridurre il bilancio nell’immediato futuro. Ciò era stato reiterato da Powell ancora più fermamente in una intervista separata, verso la metà del mese, dicendo che la FED voleva un bilancio significativamente più piccolo – il che lasciava presumere, in una interpretazione cauta, che il quantitative tightening sarebbe andato avanti almeno fino alla fine del 2019. Quando avevamo appena metabolizzato che questo sarebbe stato il nuovo framework per almento uno o due mesi, la FED ha cambiato di nuovo orientamento al meeting di Gennaio emettendo un comunicato speciale sul bilancio e suggerendo, in maniera decisa, che avrebbero stoppato il quantitative tightening prima, con un bilancio solo marginalmente inferiore. Questo ultimo cambiamento dovish è arrivato con gli attivi rischiosi e le condizioni finanziarie significativamente migliori di quelle del 19 Dicembre e del 4 Gennaio. Se avessimo saputo che la FED avrebbe attuato questo cambiamento così forte e così in fretta, saremmo stati lunghi il mercato. Invece, data la confusione, siamo stati per la maggior parte del tempo disinvestiti, anche in considerazione del fatto che tutti gli indicatori statici suggerivano un probabile re-test dei minimi mentre la realtà suggeriva il contrario dopo il cambio di orientamento della FED.
 
Outlook: Dopo il significativo rally dai minimi di Dicembre, l’outlook di breve termine è neutrale – con un possibile upside addizionale nell’ordine del 5% e downside nell’ordine del 7-8% per l’S&P – mentre l’outlook di lungo periodo rimane bearish. Un po’ di upside è possibile tatticamente, probabilmente dopo un piccolo ritracciamento, dato l’ordine di grandezza nel cambio di orientamento da parte della FED, e le possibilità di approvazione di un accordo commerciale, mentre la Cina continua a stimolare l’economia in modo incrementale. Più a lungo termine, comunque, il rallentamento globale porterà a segnare un picco e ciò peserà sulla performance degli attivi rischiosi. Certamente la questione principale riguarderà l’ordine di grandezza del rallentamento rispetto alle aspettative. Ci aspettiamo che nel breve ci sarà una sorpresa al ribasso. Siamo neutrali sul dollaro e stiamo aspettando un punto di entrata sui governativi americani per la parte lunga del portafoglio.